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Unità celebrata a tavola al Carcere borbonico

Nei locali intrisi di storia risorgimentale del Carcere Borbonico si e’ festeggiato il 157° anniversario dell’Unita’ d’italia con assaggi di pietanze d’epoca. Museo Irpino, Mediateur (societa’ di produzione multimediale ad esso collegata), di concerto con l’Ente Provincia, hanno promosso l’iniziativa che ha permesso ai visitatori di assaggiare le specialita’ culinarie servite dagli allievi dell’Istituto Alberghiero.

Il percorso consentiva di visitare il museo risorgimentale allestito al carcere borbonico con l’ausilio di guide dell’Istituzione culturale.
Ma come si mangiava nell’Ottocento? Ovviamente vi era una distinzione tra le classi contadine, costituite dai quattro quinti della popolazione, e le classi medio alte. I pasti dei primi erano molto semplici si limitavano al consumo di mais, patate e grano, mentre le classi nobili si permettevano il lusso di mangiare carne, pesce e verdure.

I pasti si consumavano in modalita’ concentrata; dopo la colazione del mattino vi era un unico pasto abbondante verso le cinque della sera che costituiva pranzo e cena. Dopo l’unita’ d’Italia, con il progresso e la rivoluzione industriale, almeno nelle classi borghesi, cambiarono un po’ di abitudini: si elimino’ lo spreco e si cominciarono a curare di piu’ il gusto e la preparazione dei pasti; vi fu l’introduzione del menu’ per i commensali, che deriva da “minuta”, cioe’dalla lista delle portate che il cuoco sottoponeva al gradimento del nobile o reale.

Nell’evento odierno si e’ avuta occasione di assaggiare pietanze come il Risotto alla Cavour o lo stoccafisso alla garibaldina. Conviene a tal proposito citare il Conte Camillo Benso di Cavour il quale compose il detto “cattura piu’ amici la mensa che la mente”; cio’ a riprova della sua convivialita’ e la sua esperienza di diplomatico.

Il pollo alla Marengo era invece il piatto preferito di Napoleone; secondo la leggenda il condottiero trovandosi a Marengo, localita’ a sud di Torino ebbe per caso modo di degustare appunto il pollo farcito di funghi e gamberi di fiume. Pietanza che gli piacque tanto da farsela preparare dal suo chef alla fine di ogni battaglia. Non e’ mancato infine l’assaggio del dolce dedicato a Giuseppe Mazzini.

Il pubblico ha mostrato di apprezzare gli assaggini anche se l’ora, a partire dalle 11,30, era un po’ insolita ma volendo si poteva degustare il menu’ completo i ujno dei ristoranri cittadini che hanno condiviso l’iniziativa (Martella, Gino e la Giraffa e Degusta).

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