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Ronca: “Occorre diffondere la cultura della parità tra uomo e donne per combattere violenza e bullismo”

Ronca: “Occorre diffondere la cultura della parità tra uomo e donne, la scuola determinante per combattere violenza e bullismo”

Intervista Maria Ronca scrittrice, poetessa e sociologa. Violenza sulle donne, condizione sociale e istituzionale del gentil sesso, bullismo a scuola e nelle strade, la scuola come argine di legalità, quale ruolo della politica rispetto ai problemi del momento attuale, di questo ed altro ne abbiamo parlato con la scrittrice, poetessa e sociologa Maria Ronca.

D: Dottoressa Ronca lei da anni è impegnata con attività e manifestazioni contro il fenomeno della violenza di genere, secondo lei è possibile debellare questo fenomeno?

R: Come prima azione bisogna sensibilizzare sulla violenza e diffondere la cultura della parità. Portare un messaggio a tutti. Obiettivo prioritario è far capire quanto incide la violenza diretta e indiretta su una persona, le conseguenze sui minori e i costi di tali comportamenti violenti sulla società, in termini di danni incalcolabili economici e psicologici. “La società siamo noi”, una frase ripetuta tante e tante volte, e che nella pratica spesso dimentichiamo. Ognuno contribuisce a debellare il fenomeno se cominciamo a parlare di cambiamento, altrimenti siamo alle solite. Conoscere per capire, prevenire per agire, volere per contrastare. Il contrasto alla violenza parte dai bambini, dalla scuola e dalla famiglia, devono incontrarsi su tale questione, se non altro per cominciare a gettare le basi per una cultura della non violenza. La violenza è frutto il più delle volte di una mancanza d’affetto, di attenzioni, di autostima, di dialogo e di comprensione. I rapporti umani, oggi, sono labili e distaccati, non c’è empatia, condivisione. Il più delle volte siamo isole in mezzo al mare e così si disgregano valori che non sono trasmessi correttamente. L’individuo tende a separarsi dall’altro per non compenetrarsi, per non dialogare, preferendo spesso il silenzio anziché il confronto. Alla lunga questa chiusura crea conflitti non dichiarati e sul piano psicologico c’è un impoverimento di contenuti condivisi. I mezzi di comunicazioni vanno usati correttamente senza nascondersi dietro nickname di fantasia per sfuggire alla realtà e alle proprie responsabilità. Non possiamo essere degli anonimi depressi e frustrati abbiamo la necessità di riappropriarci della nostra identità e di confrontarci sui problemi concretamente senza delegare, ma partecipare attivamente a ogni cambiamento propositivo, essere tutti protagonisti e migliorare la condizione umana. Minori e adulti vanno salvaguardati. Vanno condannati comportamenti violenti e attivate azioni di recupero sia per la vittima che per il carnefice.

D:  Altro problema di primo piano è quello relativo agli episodi di bullismo che si verificano tra i banchi di scuola oppure nei luoghi di formazione dei ragazzi. La scuola può svolgere un ruolo significativo per limitare oppure annullare questo fenomeno?

R:  Da tempo sono impegnata in una campagna di sensibilizzazione e di prevenzione nelle scuole con il progetto “sBULLOniamo”. Le giornate di approfondimento mirano ad educare i ragazzi e le ragazze allo stare insieme, gestire i conflitti relazionali e a creare relazioni positive e significative per promuovere una cultura della prevenzione e della non-violenza. La scuola è chiamata in prima linea insieme ai ragazzi, ai docenti, ai genitori e ai professionisti. Ho portato il mio progetto in varie scuole e ho sperimentato quanto sia importante coinvolgerli e attivare con loro una lezione interattiva, lavorare sui comportamenti del bullo e della vittima, mettere in luce i fattori di rischio e come contribuire attivamente a intervenire nel momento si verifichi una determinata situazione. In una delle scuole “F. Solimene” abbiamo girato un corto “Meglio amici che bulli” realizzato a dicembre scorso proprio sull’importanza dell’amicizia e del rispetto delle diversità.

D:  Ritornando alla prima domanda, secondo lei la donna ha gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini nell’inserirsi nel mondo politico-istituzionale e sociale? Oppure molto occorre ancora fare? Per ultimo, secondo lei quale può e deve essere il ruolo della politica e delle istituzioni per contrastare questi episodi.

R: Tanto è stato fatto, c’è da dire. Chiaramente, ripartiamo dalle differenze, senza snaturare l’uno o l’altro, uomo o donna, hanno pari dignità, stesse opportunità ed economicamente, diamole il giusto “riconoscimento”, contribuiamo alla sua piena realizzazione permettendole effettivamente l’accesso al mondo del lavoro, della politica e della società, senza quote rose o leggi che, nella pratica, non funzionano. Raccontiamola tutta la donna è ancora considerata inferiore  e  legata a una cultura maschilista che, nonostante studi, lavori e sia dia da fare, dentro e fuori, subisce discriminazione sul fatto di essere “Donna”.

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