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Recensione: Paterson un film di Jim Jarmusch

Esiste una via d’uscita alla banale e noiosa ripetitività della vita quotidiana in una piccola città di provincia americana o di qualsiasi altra parte del mondo? Certamente si. Ogni giorno milioni di persone cercano di trovare un modo per affrontare la quotidianità ordinaria ed immobile investendo in mille interessi il proprio tempo libero. Costruiscono così, accanto al mondo reale che le delude per la banalità e fissità, uno spazio ideale, appunto libero dai vincoli cui li induce la quotidianità.

Ciononostante la vita rivela comunque una sua monotonia dettata dai rituali, dalle abitudini, dal contesto ambientale e sociale, dal superamento, con il passare degli anni, della curiosità per le innovazioni. Quale può essere allorail modo migliore per superare la fatica della ritualità sociale senza separare la realtà dalla idealità? Guardare in faccia la realtà, maosservarla con uno sguardo diverso. Questo sguardo può essere la poesia. Paterson – questo è il nome del protagonista del film – vive a Paterson, nel New Jersey, con la moglie Laura e il cane Marvin ed è l’autista dell’autobus urbano. Ogni giorno fa il giro della città, la sera porta fuori il cane e va a bereal pub del quartiere, ma ha un grande dono: l’ispirazione poetica. Egli scrive poesie prive di rima che annota su un taccuino che porta sempre con sé. Attraverso il suo sguardo sulle cose il regista Jim Jarmush costruisce il rapporto tra le immagini e il verso, alludendo e cercando di mostrarci l’origine della ispirazione poetica. Paterson peraltro è anche il luogo di nascita di William Carlos Williams, poeta di cui il nostro protagonista è grande ammiratore.

Ma il film tutto è permeato di poesia e di riferimenti a testi e a poeti. Cosicché il mondo osservato da Paterson non appare “crepuscolare”, cioè fatto di piccole cose quotidiane. Il continuo gioco di rinvii tra immagini e parole – o come direbbe De Seaussure,paroles -tra pittura e realtà, la ripetizione di immagini e versi, di situazioni e comportamenti costituiscono gli strumenti utilizzati per costruire un discorso sulla poesia e sulla sua genesi, ovvero sulla capacità di elevare le cose semplici (come un bacio, un’azione, un sorriso, uno stato d’animo)che colpiscono la sensibilità di chi guarda in fonti di ispirazione poetica. Ed è proprio grazie a questo talento, cioè allo sguardo acuto e sensibile sul mondo, che il protagonista trasforma la sua esistenza da ordinaria in idilliaca.

Interessante nel film appare anche il contrasto con l’altro modo di affrontare la medesima realtà, quella adottata dallamoglie Laura che realizza progetti fantastici e si dedica alla continua decorazione della loro casa. Il meccanismo parossistico al quale si è votata la fa apparirefanatica e sciocchina, ma in realtà anche lei ha trovato un modo di realizzare un suo altrove che tuttavia si definisce nei colori del bianco e del nero e nei cerchi concentrici che dipinge, significando che anch’essa ha trovato una soluzione che non prescinde dalla realtà nella quale vive (la mancanza del colore e la presenza dei cerchi indicano la fissità, la staticità e ripetitività della vita reale), ma che è puramente estetica.

In conclusione il film riesce molto bene a presentare un tema difficile da svolgere cinematograficamente come la poesia e vi riesce perché contiene materiale poetico nella sceneggiatura e nella forma espressiva. E’ un film raro e prezioso, che ci invita a riflettere sul senso della vita e ad accoglierne il mistero.

di Bianca Maria Paladino

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