Home Editoriale Recensione della settimana: Aquarius, film di Kleber Mendoça Filho

Recensione della settimana: Aquarius, film di Kleber Mendoça Filho

Il Brasile ci fa pensare al mare, ai colori, alla danza, alla musica, alla bellezza, alla sensualità, ma anche alle favelas, alle disuguaglianze sociali. Le sue città sono infatti una rappresentazione degli esiti sociali della globalizzazione economica: da una parte la ricchezza,espressa dal trionfo dell’architettura più aerea e dall’altra la povertà ed il disagio che si impongono allo sguardo per contrasto nella fittasuccessione di baracche colorate. Ormai il potere economico del capitale transnazionale -ovunque nel mondo, e quindi anche in Brasile – si esprime attraverso la conquista sempre più estesa dello spazio urbano con la realizzazione di grandi opere di architettura, complessi turistici, centri commerciali, eccetera.

E se in passato lo spazio di nuova edificazione veniva eroso alle aree più depresse delle città, oggiilfenomeno si estende alle zone di insediamento della media borghesia, a quegli edifici che, costruiti negli anni ’40, si trovano ad occupare terreni appetibili al mercato immobiliare. Aquarius è appunto il nome di un condominio di Recife di questo tipo. Una società immobiliare priva di scrupoli e fortemente sostenuta dalla corrotta politica locale e governativa ha rilevato la proprietà di quasi tutti gli appartamenti del condominio. L’ostacolo all’acquisizione della intera proprietà e all’abbattimento della struttura è l’ostinazione a non vendere di una sola proprietaria: Clara, una critica musicale in pensione, vedova che non vuole rinunciare alle sue comodità ed abitudini.

Il bagno quotidiano al mattino nell’oceano, al di là della strada; la memoria di vita che si rinnova tra le pareti della casa stessa attraverso le foto di famiglia, i libri, l’immenso archivio musicale; la determinazione a restare nel luogo nel quale è sopravvissuta ad un cancro al seno trent’anni prima sono le ragioni che fondano la sua battaglia contro la società immobiliare e il giovane e determinato architetto, Diego, che vorrebbe convincerla a vendere. Tra i due si instaura un conflitto che è, oltre che generazionale (anche i suoi figli sono convinti che debba vendere e trasferirsi altrove), culturale. Attraverso la storia di Clara, della quale ci fornisce un ampio ritratto sociale, affettivo, familiare, Kleber MendonçaFilho, il regista,ci spiega che la tutela dei diritti dei più deboli si ottiene a patto di non rinunciare alla propria identità, alla propria storia.

La unicità della vita fonda la dignità ed il diritto a pretendere di ricevere tutela anche quando la forza dell’avversario sembra sopraffarci. La ferma e calma determinazione di Clara, una straordinaria e bellissima Sonia Braga, alla cui storia ed emozioni partecipiamo, ci avvince e ci convince che la sua posizione è quella giusta, anche se difficile da sostenere.

Il film alterna un ritmo lento ad uno più vivace, seguendo il filo delle emozioni della protagonista alle feste di famiglia, alle balere o al caffè con le amiche, al mare, nel sonno sull’amaca, per assumere un ritmo deciso, operoso e sollecito nel finale, che qui non sveleremo.

Aquarius è tuttavia anche il ritratto sociale della media borghesia brasiliana, fatto di affetti, allegria, danza, sensualità e sessualità, ma soprattutto musica. Ed è appunto la musica che fornisce equilibrio a Donna Clara, chele da forza e che stempera nello spettatore l’attesa dell’esito della storia.

Bianca Maria Palladino

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