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Maria Rusolo: “Il Pd deve liberarsi di vecchie logiche, si riparta dalla partecipazione”

Il Partito Democratico, Renzi, il Governo Gentiloni, il comune di Avellino, le prossime scadenze elettorali, di questo è altro né abbiamo parlato con l’Avvocato Maria Rusolo dirigente del Pd di Avellino, in una intervista a tutto tondo, in cui abbiamo toccato i temi politicamente rilevanti e maggiormente avvertiti dalla opinione pubblica come pregnanti ed importanti.

D: Avvocato Rusolo partiamo dai temi politici di rilevo nazionale, secondo il suo autorevole punto di vista il neonato Governo Gentiloni, dai piu’ definito il Governo dei Si al Referendum, durerà l’intera legislatura oppure per il tempo necessario per varare una nuova legge elettorale?

R : Provo a dare una risposta più completa possibile, premettendo che non ho ancora la sfera di cristallo, credo che il Governo  Gentiloni, non esistendo un mandato a termine secondo la nostra Costituzione debba provvedere a risolvere l’annosa questione della legge elettorale, ripartendo dal Mattarellum e poi rimettere la questione nelle mani del presidente della Repubblica.  La comunità deve poter scegliere i propri rappresentanti ed occorre un governo finalmente legittimato dall’elettorato, più tempo si perde e più si rischia il diffondersi di biechi populismi. C’è la necessità di ricostruire il rapporto con l’elettorato, con le generazioni che non possono accettare lavori perennemente precari. Bisogna andare oltre la cultura del voucher, valorizzando competenze e puntando sul rilancio dell’economia e del lavoro che non si ottiene attraverso ridicole manovre di decontribuzioni. Sono palliativi non sufficienti.

D: L’ex premier Renzi uscito fortemente sconfitto alle urne il 4 dicembre scorso resta però Segretario nazionale del Pd, secondo lei Avvocato Rusolo Renzi è stato un buon presidente del Consiglio? E come giudica invece il suo operato come Segretario del partito?

R: Il partito è nel caos e a dire il vero non è uno stato, come dire sconosciuto al mio partito. L’aver fuso diverse anime politiche senza aver realizzato negli anni una sintesi sui valori tra le stesse ha determinato un’atmosfera da Congresso permanete che a dire il vero si ripercuote sul lavoro che Renzi doveva e poteva fare  sia come segretario che come Presidente del Consiglio. L’aver investito moltissimo sulla Revisione Costituzionale è stata comunque una scelta coraggiosa e le dimissioni, in un Paese come il nostro non sono un atto da sottovalutare. Il silenzio di queste settimane ha, a mio avviso un significato preciso, Matteo Renzi si prepara alla battaglia più difficile operare all’interno del partito modificando gli organi rappresentativi e lavorando sullo scollamento e sulla perdita di appeal che il partito vive in questi mesi.  Il partito deve recuperare il rapporto con i giovani e con il Paese, riconoscere di essere il più grande Partito Italiano riscoprendo la propria vocazione Europea.

Si deve riconoscere al Governo Renzi il merito di essere intervenuto in settori  molto importanti, strategici dell’economia e della cultura del Paese. Si poteva fare di più e meglio? Certo, ma l’opera non è ancora compiuta e speriamo di poter dimostrare alle prossime elezioni che abbiamo quella marcia in più per far ripartire il Paese.

D: Veniamo ora alle cose che ci riguardano piu’ da vicino, partendo dal come di Avellino. Il prossimo maggio saranno già trascorsi quattro anni dall’insediamento della Giunta Foti, il fallimento o quasi di questa esperienza è stato gli occhi di tutti. Lei come giudica questa esperienza amministrativa?. Esperienza da Buttare oppure possiamo salvare qualcosa?

R: Non ho mai nascosto la mia opinione sull’attività Amministrativa nella nostra città. Sono delusa e molto, il cambio continuo di giunte, l’assenza di collegialità, lo scontro perenne non hanno sicuramente aiutato. un’azione di gestione della città richiede costanza, competenza e continuità. Ma non posso non sottolineare e nessuno me ne voglia, o si senta offeso, che probabilmente il problema sia la selezione della classe dirigente e la formazione delle liste. Non è il merito il metro di valutazione, ma il numero di preferenze che ciascuno dei candidati riesce a raccogliere ed altresì l’appartenenza ad una o non piuttosto all’altra corrente. Le scelte vengono fatte sulla base di rapporti di fidelizzazione con il capo di turno e non piuttosto sulla capacità e sulla competenza che si possiede.

Ed ecco che la cultura è abbandonata  a se stessa, le strutture pubbliche non utilizzate come si dovrebbe, ed ancora fondi regionali mal investiti, città allo sbando per avverse condizioni climatiche, gli ultimi abbandonati senza alcuna compassione, senza alcun senso della vergogna e della responsabilità. Il caos regna sovrano e la comunità perde il senso di appartenenza e si rimane isolati ed indifferenti dinanzi a qualsiasi cosa.

Avellino sta perdendo la sua anima, la propria umanità e forse sarebbe il caso di scrivere la parola fine a tutto .

Ho provato a dare fiducia sino ad oggi ora mi spiace credo che la sola soluzione sia andare alle elezioni e sperare che persone capaci vogliano mettersi in discussione per il benessere della collettività al solo scopo di far rinascere Avellino.

D: Se al comune le cose non vanno bene … nemmeno nel Pd Provinciale le cose si può tanto gioire perché il partito è da tempo senza un segretario e il famoso DIRETTORIO sin dall’inizio è stato poco collegiale e poco rappresentativo delle diverse anime del partito. Infatti il partito a pochi mesi da scadenze amministrative importanti come Atripalda e Solofra sembra brancolare nel buio. Lei come avvierebbe la fase congressuale e quali criteri sceglierebbe per evitare gli errori del passato?. Lei è per il rinnovamento della attuale segretario o per la conservazione delle solite nomenclature?

R: Il partito provinciale deve liberarsi assolutamente dalle vecchie logiche. Il Congresso è un atto necessario e dovuto, non più rinviabile. Un congresso che prenda il via con un tesseramento serio e reale, controllato , al fine di evitare il solito assalto delle bande.  Si riparta dalla formazione politica e dall’ attività dei Circoli, che una volta censiti possano esistere ed operare solo nella misura in cui realmente operano sul territorio e non siano solo Comitati elettorali. La PARTECIPAZIONE è una parte fondamentale  per la vita del Partito , come più volte ribadito dal Documento Guerini-Orfini.

C’è la necessità di ridisegnare l’attività del Partito, perché laddove la politica latita, la città muore e le mancanze amministrative sono il frutto di questa assenza prolungata di pensiero politico.

Mi auguro che Il Partito Democratico in cui ho creduto e per cui ho speso parte della mia attività politica, possa riscoprire valori di solidarietà umana , sociale e civile ed agire per il conseguimento dell’interesse collettivo e generale, abbandonando soprattutto in provincia la logica della poltrona.

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