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Liberami, regia di Federica Di Giacomo

Che cosa vuol dire essere posseduti da un demone nella contemporaneità? Esistono demoni peggiori  del male che si rivela ogni giorno nelle guerre, negli attentati, nei tanti luoghi e situazioni di disagio? E perché ci si rivolge ad un esorcista oggi? Pensiamo ancora che il rito dell’esorcismo sia quello orrorifico e violento dei  film di metà degli anni settanta, o immaginiamo che essere posseduti da un demone sia una manifestazione di un fenomeno antropologico che trova le sue radici in condizioni di arretratezza culturale e materiale codificato in rituali laici e religiosi tesi a rappresentare il conflitto eterno tra bene e male, come ci ha spiegato l’antropologo Ernesto De Martino?

Il film documentario presentato il 6 febbraio scorso al Moviplex, su iniziativa dell’associazione ZiaLidiaSocialClub, “Liberami”, regia di Federica Di Giacomo, ci presenta un modo diverso di osservare il fenomeno.

Padre Cataldo, un frate esorcista siciliano, tiene messesettimanali aperte a tutti quelli che si rivolgono a lui per essere liberati da una forza interna al loro corpo dalla quale sentono di essere posseduti, dalla quale sono tormentati e da cui  fanno fatica a liberarsi, anche perché  avvertono, nonostante tutto, la necessità di conservare questa parte negativa della propria identità. Nel documentario non assistiamo a rituali cruenti, né da parte dei posseduti, né da parte del religioso e la chiesa rappresenta un luogo di accoglienza umana dei disagi avvertiti da queste persone di età, sesso e livello socialediversi;  è l’ultimo di riparo di chi non trova spiegazioni dei propri comportamenti anomali e violenti – talvolta autodiretti – né presso medici, né presso la famiglia, la scuola, qualsiasi altra struttura sociale. Unici strumenti dell’esorcista sono l’acqua santa, una croce e l’imposizione della mano del frate sulla testa del povero e disperato, come a contenere e frenare quella forza che lo scuote completamente.

Il comportamento di Padre Cataldo è quello di un buon padre di famiglia che accoglie, aiuta, insiste sulla necessità che la madre e la famiglia tutta debbano fornire la forza della fede e costituire come un anello intorno al loro caro sofferente.  Insomma il regista ci offre uno spaccato di realtà umana, seguendo alcuni dei protagonistianche al di fuori del contesto della chiesa,accettata per quello che è, di aiuto da parte delle vittime di quei turbamenti, una possibilità di pace e salvezza da parte della chiesa che accetta di affrontare il male e di dominarlo, se non sconfiggerlo, con la fede. ci mostra anche come sia estremamente labile il confine che separa fenomeni particolari a cui non sempre la scienza riesce a dare spiegazioni da situazioni riconducibili ad altre problematiche. Molto interessante davvero questo sguardo, possibile perché la scelta di seguire il fenomeno attraverso il caso siciliano e non attraverso la posizione ufficiale della gerarchia ecclesiale, ci rivela l’attenzione di cui ancora oggi la chiesa gode, come riferimento nei casi più disperati di disagio psicologico e o fisico a cui nemmeno la società più organizzata sa dare risposte e protezione.

Ed è sempre l’umanità di frate Cataldo l’ultima immagine che ci resta del documentario, che si chiude con una sua solitaria passeggiata nei giardini vaticani, dove si trova per un corso di aggiornamento per preti esorcisti, e rassicura al telefono un paziente assalito da una  crisi fissandoun nuovo appuntamento per l’incontro di preghiera.

Il documentario di Federica Di Giacomo ha richiesto tre anni di ricerche. Il merito di questo film è dato dalle riprese dei personaggi nella quotidianità e non nella ritualità del fenomeno, né tenta di indagare sulle cause diverse dei disagi provati dalle vittime di Satana. Non c’è quindi forzatura dello spettatore verso una posizione di adesione o scetticismo. Il tono garbato con cui si affronta questa tematica, peraltro di forte attualità nel mondo negli ultimi anni, lo ha reso vincitore della sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia del 2014.

Bianca Maria Paladino

 

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