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Irpinia, entro marzo un accurato rapporto sui legami tra i tumori e l’ambiente

Con il finanziamento della Regione Campania, l’Istituto Zooprofilattico di Portici sta conducendo uno studio sperimentale per stabilire il nesso tra le malattie tumorali ed il territorio campano. Il monitoraggio e’ denominato Progetto Spes, acronimo di “Studio di esposizione nella popolazione suscettibile”, nome che dalla derivazione latina conferisce speranza. Lo studio e’ condotto in collaborazione con l’Universita’ Federico II di Napoli, il CNR di Avellino, la Fondazione Pascale e l’IFC di Pisa, l’Epiget-Universita’di Milano e opera in continuita’ con “Campania Trasparente”che monitora costantemente aria, acqua, suolo, matrici animali e vegetali campane. Il direttore dell’Istituto Zooprofilattico. Dott.Antonio Limone, spiegava che “stabilendo le cause alla base dell’insorgenza di malattie si potra’ intervenire per ridurne gli effetti. Attraverso l’esame dei prelievi di sangue sara’ possibile stabilire quali e quante modifiche genomiche sono state determinate dal contesto ambientale e come le contaminazioni intervengono sul genoma”. Per l’attuazione di questo studio, entro il 5 dicembre scorso sono state reclutate le persone da sottoporre ai prelievi. Entro la fine di dicembre ci si e’ proposti di arrivare a 4200 campionature e nei due mesi successivi saranno analizzati i dati, per cui entro marzo sara’ stilato un report dei risultati acquisiti. Con questo studio si potra’ arrivare ad un metodo scientifico che porti ad un’attivita’ di prevenzione in determinate zone. E’ un’attivita’ diversa rispetto al Registro dei tumori in quanto quest’ultimo registra solo la contabilita’ dei casi che si verificano, mentre lo Spes vuole esercitare prevenzione mediante una diagnosi precoce attraverso i biomarcatori. Lo Spes si avvale dei risultati delle ricerche compiute da Campania Trasparente che e‘ un ente di creazione di Regione Campania ed Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno che elabora e diffonde informazioni trasparenti sulla genuinita’ dei prodotti agroalimentari campani. Il risultato e’ garantito dalla vastita’ dei campionamenti che analizza e ricerca elementi di origine animale, vegetale, del suolo, dell’ aria e dell’ acqua. Ma vi e’ dippiu’, l’Istituto ha anche contribuito alla creazione della certificazione di qualita’ dei prodotti campani: il QR Code. E’ questo un codice a barre da applicare alle produzioni, di cui ogni esercente puo’ fare richiesta alla Regione con cui stipula una convenzione. Con il Codice QR il consumatore puo’ verificare con il semplice utilizzo del telefonino la storia del prodotto che va ad acquistare ed accertarsi della sua autenticita’e genuinita’.

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