Home Dai Comuni Crisi idrica, Giannattasio: “Montoro paga caro le gestioni fallimentari del passato”

Crisi idrica, Giannattasio: “Montoro paga caro le gestioni fallimentari del passato”

Oscar Giannattasio, Consigliere Comunale e Presidente della Commissione Ambiente, in un’intervista a IrpiniaNotizia, ha commentato le ultime problematiche che attanagliano la città di Montoro, a partire dalla crisi idrica: “Capisco la rabbia e l’esasperazione dei cittadini. L’acqua è un bene primario essenziale, insostituibile, pagata economicamente anche caramente rispetto al passato. Bisogna capire da dove siamo partiti, quale situazione l’Amministrazione Comunale ha ereditato.
La chiusura dei pozzi nel 2014, per l’inquinamento da tetracloroetilene, ha comportato un aggravio di responsabilità e un’accentuazione dell’emergenza idrica che già era in atto negli anni novanta a Montoro. Se qualcuno non avesse ignorato le disposizioni dell’Arpac già nel 2007, quando furono segnalate le prime anomalie nei valori, non avesse ignorato il problema e avesse inciso sullo stesso in maniera anche intelligente, sfruttando i finanziamenti europei, persi negli anni, certamente non saremmo in questa situazione. La testimonianza è data dal fatto che ad ogni interruzione idrica nelle ore notturne, la frazione Banzano non viene interessata da questo problema”.
Perchè non è interessata? “All’indomani del terremoto, l’Amministrazione saggia di quel tempo, che guardava anche al futuro, fece realizzare il serbatoio a Banzano ed i pozzi di Aterrana, Chiusa e S.Eustachio, proprio perchè già negli anni ottanta, vi era già una carenza non solo dell’acqua, ma anche delle strutture, con reti fatiscenti, con sistemi di raccoglimento e distribuzione non idonei, che ancora oggi, a distanza di trent’anni, ci fanno patire, proprio a causa dell’incuria e dei finanziamenti non sfruttati in passato. Non bisogna fare in queste situazioni emergenziali e di problematiche serie, la politica dello scaricabarile, individuando capi espiatori che non esistono.Questa Amministrazione sta facendo l’impossibile per cercare di diminuire il disagio di questa emergenza, che colpisce, come vediamo, l’intera Italia.

A Roma, con un milione di cittadini a rischio, nessuno si sogna di dar la colpa alla Raggi. Bisogna affrontare i problemi dalla radice, bisogna sapere da dove si parte e dove si vuole arrivare. Certamente, la sistemazione della pompa di Cassano non risolverà il problema, ma nell’immediato potrà dare ristoro anche alle nostre comunità, perchè come sappiamo il potabilizzatore di Conza in aggiunta, può garantire una portata maggiore, alleviando così le sofferenze. Bisogna, come detto prima, guardare al futuro, le falde si stanno abbassando e ancora oggi abbiamo il 50% delle condutture provinciali inefficienti e fatiscenti. I cittadini devono sapere che questa Amministrazione, quotidianamente, pone massima attenzione e attività su questa problematica. Non abbiamo la bacchetta magica, non vogliamo alibi: il problema, però, andava affrontato 10 anni fa, nei giusti modi. I commenti ironici e i toni minacciosi non servono, anche perchè i fatti sono ben chiari a tutti: ci sono pozzi sequestrati dalla magistratura, si è arrivati a questo punto per responsabilità politiche, morali, amministrative. Quando ci sarà il lieto fine, qualcuno sarà costretto a prendersele sulle spalle: far finta di niente oppure addirittura scaricare le responsabilità su questa amministrazione, vuol dire tentare di fare manovre di sabotaggio o infantili. Proprio questi soggetti che hanno fatto finta nel 2007 di non vedere i risultati delle analisi dell’acqua e che, successivamente si sono riuniti, nel 2009 in un convegno con il professore Aquino, dove si accertava l’inquinamento, e che poi non hanno fatto nulla, dimostrano che la politica dello struzzo rappresenta il modo più pessimo di amministrare. Gli amministratori del passato dichiaravano che il torrente Solofrana era limpido e al suo interno si potevano pescare le trote, questo fa capire tutto.

Noi umilmente agiamo per il bene della comunità, non accettiamo lezioni da chi per anni e anni ha ignorato il problema, pensando bene di gestire il quotidiano, immaginando che chi veniva dopo doveva risolvere una problematica così grave e così importante in poco tempo. Confidiamo che la nuova gestione dell’Alto Calore che si va prospettando e nei nuovi accordi intrapresi con l’Acquedotto pugliese, con l’interessamento della Regione per l’ammodernamento della rete provinciale, di poter dare qualche buona notizia ai nostri cittadini”.
Si passa poi ad un altro annoso problema, quello dell’inquinamento della Solofrana e della depurazione: “Per quanto riguarda questa vicenda, c’è stato un momento di mancate decisioni, dovuto al trasferimento di competenze dall’Area Vasta di Avellino a quella della Valle dell’Irno. A noi non interessano le sigle, non interessano i campanili. A noi interessa risolvere una problematica che dal 2002 ci attanaglia. Chi prende decisioni e immagina strategie a medio lungo termine, si prende responsabilità enormi. Questa situazione non può andare avanti, bisogna decidere e programmare: basta chiacchiere. Basta cattivi odori. Basta inquinamento. Bisogna capire lo stato dell’inquinamento dell’intero tratto della Solofrana. Il Sindaco Vignola ha immaginato un percorso, però deve ricordare tutti gli effetti negativi della politica ambientale. Starà a lui spiegare alla Regione come vuole risolvere il problema della depurazione a Solofra. Inutile girarci intorno: la problematica più seria è come vengono smaltite le acque e come si sta immaginando un percorso diverso per la depurazione. Abbiamo già perso 20 anni di innovazione e ricerca, basta guardare in Toscana.

Personalmente non credo nella diversificazione del distretto industriale di Solofra. Il brand richiama tradizioni antiche, con artigiani di qualità. Perdere questi mestieri sarebbe davvero una brutta notizia. Questo modo di immaginare il distretto solofrano sembra voler rinunciare ad affrontare il problema della depurazione. Solofra non può continuare ad ignorare i sistemi moderni e non può rimanere indietro”. Montoro ha vissuto nei giorni scorsi anche il problema incendi e Oscar Giannattasio ha anticipato che il 31 luglio in consiglio comunale, sarà approvato, un documento indirizzato tra le tante autorità, alla Regione e al Ministero dell’Agricoltura, con il quale si chiederà lo stato di Calamità per tutto il territorio montorese, “sperando anche nelle proposte della minoranza consiliare. Dobbiamo monitorare il danno, immaginando una bonifica per il recupero della vegetazione boschiva, in modo da scongiurare nella maniera migliore il pericolo di frane o alluvioni”.

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