Home Attualità 71 milioni per Isochimica, malattie e morte per gli operai

71 milioni per Isochimica, malattie e morte per gli operai

Dall’udienza celebratasi venerdi scorso nell’aula bunker di Poggioreale sono emersi i particolari del funzionamento dell’azienda chimica di Pianodardine, che ha fruttato 71 miliardi delle vecchie lire alla proprieta’di Isochimica e nefaste conseguenze per gli operai che vi lavoravano.

La deposizione dei medici legali, le tre dottoresse Carmen Sementa, Caterina Galeotalanza e Maria Barbarisi, innanzi al sostituto procuratore Roberto Patscot, hanno rilevato che l‘esposizione all’amianto e’ stata una concausa delle malattie contratte da numerosi operai, come la pleurite, la fibrosi polmonare, progredita poi in asbestosi o neoplasie polmonari.

Raccapriccianti le dichiarazioni della dott.ssa Sementa che ha ammesso, pur avendo eseguito circa 700 autopsie nella sua carriera, di non aver mai constatato pleure in cosi’ pessimo stato da poterle paragonare a ”cotenne”, in particolare quella di Luigi Maiello, morto nel febbraio del 2013, dopo aver sofferto per una dozzina di anni della progressione del male. E cosi’ e’ avvenuto per Giuliano Picariello che ha sviluppato in soli tre anni due carcinomi, alla laringe ed uroteliale, come pure per Umberto De Fabrizio e Vittorio Matarazzo. In tutti questi casi l’esposizione all’amianto e’ stata letale. Anche una minima esposizione provoca la contaminazione nei polmoni del 10% di chiunque ne venga in contatto.

Negli anni ottanta l’Isochimica aveva stipulato una decina di contratti con Ferrovie dello Stato con cui si impegnava nella scoibentazione delle carrozze ferroviarie dall’amianto. Lo ha dichiarato in udienza Noemi Pantile, responsabile della direzione del personale e organizzazione di Rete Ferroviaria Italiana. Con sessioni di lavoro all’incirca semestrali, ridottesi poi a tre mesi ed in piu’ manche, sono state “ripulite” in quegli anni circa tremila carrozze, con un ricavo medio di poco superiore ai trenta milioni di lire per carrozza Questo lavoro ha fruttato in un paio di anni , dal 1982 all’83, settantun miliardi delle vecchie lire.

Dalle deposizioni degli operai, raccolte nella precedente udienza (del 28 settembre scorso), si apprende che una volta scrostato dalle carrozze, l’amianto veniva versato in silos che, a loro volta andavano ripuliti per scaricare la polvere residua nei camion che dovevano trasportarli altrove. Dove fosse destinata questa polvere essi non lo sapevano ma ricordano che i camion viaggiavano senza teli ne’ coperture, per cui l’amianto in polvere e’ stato disperso nell’ambiente senza troppe precauzioni. Per attutire il rischio le polveri andavano almeno bagnate e poi trasferite con mezzi speciali, non certo con semplici scarrabili. Dalla penultima udienza e’ emersa anche la colpevole inerzia dell’ASL locale e di una delibera del 2001 di sorveglianza sanitaria della Regione Campania sul problema amianto.

La commissione nominata per individuare l’attivita’ eseguita riferisce che ci son voluti sei anni per finanziare tale sorveglianza ed attivarla sui territori, solo dal 2010 le cartelle cliniche degli operai chiamati a controllo con cadenza biennale, vengono aggiornate.

Del dramma dell’amianto si sono occupati in un convegno svolto al centro sociale don Ciotti, fondatore di Libera e Maurizio Landini, leader Cgil; nell’occasione si sono mobilitate diverse associazioni, mentre la prossima udienza in tribunale, fissata per il 15 dicembre, vedra’ la deposizione di Cinzia Loguercio, ex commissario prefettizio del Comune di Avellino e l’ex curatore fallimentare di Isochimica, Giuseppe Teodosio, assente la volta precedente per motivi di salute.

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